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La Crusca per voi

Frontespizio del primo numero della rivista “La Crusca per voi”.

“La Crusca per voi”, nata nel 1990 in seguito alla sottoscrizione generosamente promossa da Indro Montanelli sul “Giornale”, mirava ad un rapporto diretto dell’Accademia della Crusca con possibili interlocutori desiderosi di precisazioni linguistiche, alle quali Nencioni e i suoi collaboratori cercarono di rispondere con naturale obiettività. La sezione “La Crusca per voi” dà dunque rilievo alle risposte ai numerosi quesiti che possono testimoniare le varie esigenze nello scorrere del tempo.

In questa sezione del sito ripostiamo i quesiti e le relative risposte curate da Giovanni Nencioni.


Ottobre 1990, n. 1

Alunni della Scuola Media “L. B. Alberti” di Mantova: Noi abbiamo difficoltà ad usare nel modo giusto LUI o EGLI come soggetti: c'è una regola semplice da Seguire? Di solito le grammatiche non sono molto chiare in proposito. [ Risposta - File PDF (10.8 KB) ]

Cav. del Lav. Carlo Carli, fratelli Carli S.P.A., Oneglia (Imperia): Dovendo intitolare un museo e centro di ricerca dedicato all’ulivo, è meglio chiamarlo ‘Museo dell'ulivo’ o ‘Museo dell'olivo’? [ Risposta - File PDF (8.6 KB) ]

Sig. Gabriele Sansonetti, Maniago (Pordenone): Ho incontrato più volte edibile, ma non lo trovo nei vocabolari. È parola ammissibile? [ Risposta - File PDF (7.9 KB) ]



Aprile 1991, n. 2

Corso di aggiornamento IRRSAE per docenti di scuola elementare e secondaria di primo grado del Mugello, 1990, Scarperia, Firenze: Quale importanza deve darsi all'ortografia nel valutare l’alunno? [ Risposta - File PDF (20 KB) ]

Sig. Stefano Barricelli, rivista “Ordine Pubblico”: È fondato il timore che il crescente uso dell’immagine come mezzo di comunicazione contribuisca a svalutare e a soppiantare la lingua? [ Risposta - File PDF (10.7 KB) ]

Prof. Maria Luisa Alfieri, Corigliano Calabro, Cosenza: È opportuno sostituire il gerundio con una corrispondente proposizione esplicita (causale, temporale, concessiva ecc.)? [ Risposta - File PDF (7.4 KB) ]

Alunni della Scuola Media statale «L. B. Alberti» di Mantova: È giusto scrivere Stato (nel senso di entità politica) con la lettera iniziale maiuscola? E i nomi dei popoli devono essere scritti con l’iniziale maiuscola, come in alcuni testi di storia, o possono anche essere scritti con la minuscola? [ Risposta - File PDF (11.9 KB) ]

Prof. Gianni Malesci, Istituto Tecnico Commerciale «A. Einstein», via S. Bartolo a Cintoia, Firenze: Può il pronome relativo introdurre una proposizione principale? Può il gerundio assumere la funzione di un modo verbale finito? [ Risposta - File PDF (11.7 KB) ]

Alunni della Scuola Media statale «L. B. Alberti» di Mantova: Per effetto del troncamento quale davanti a vocale perde la e finale; si deve dunque scrivere qual è, qual era, senza apostrofo. Si deve scrivere così anche per il plurale qual erano? [ Risposta - File PDF (11.2 KB) ]

Sig. Vittorio Interlandi, Fabbricazione Fiammiferi S.p.A., Putignano, Pisa: È linguisticamente ammissibile il senso svalutativo che da alcuni vien dato a parole come extracomunitario e cassintegrato? [ Risposta - File PDF (11.9 KB) ]

Rag. Mario Masteni, Trieste: Dicendo «In casa di X ci sono dei bei quadri» non si raddoppia l’indicazione del luogo, poiché ci significa lì?
Dire, con una concordanza a senso «Un gruppo di scolari uscivano dalla scuola» non è più logico che dire «Un gruppo di scolari usciva dalla scuola», attribuendo un’azione (e magari un pensiero o un atto di volotà) a una entità astratta? [ Risposta - File PDF (11.9 KB) ]

Avv. Guido Salvadori del Prato, Milano: Egrave; corretto, come a me non pare, scrivere “Ho ricevuto il primo numero de «La Crusca per voi»? La locuzione e/o ha ragion d’essere in qualche caso o deve essere sempre evitata? [ Risposta - File PDF (15.3 KB) ]



Ottobre 1991, n. 3

Prof. Gemma Stocchi Ziosi, Bologna: Nessuna grammatical chiarisce se si debba dire uno delle cinque dita o una delle cinque dita, uno delle due paiao una delle due paia.
Prof. Edda Vincenzi, Padova: Se è meglio dire L’operaio lasciò tre diti sotto la trancia, perché dita si riferisce alla mano intesa nel suo complesso, sarà anche meglio dire L’operaio lasciò otto diti sotto la trancia, dato che si supera il complesso della mano? [ Risposta - File PDF (15 KB) ]

Prof. Francesca M. Casini, Scuola media «Pescetti» di Sesto Fiorentino (Firenze): Pare strano che un’accademia della lingua, come è la Crusca, non abbia ancora fatte sue le Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana, stese dalla Commissione nazionale per la realizzazione della parità tra uomo e donna presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. [ Risposta - File PDF (19.9 KB) ]



Aprile 1992, n. 4

Prof. Carmela Benedetti Balsamo, Verona: L’espressione, ormai entrata nell’uso, la persona umana, non è pleonastica? Non basterebbe dire la persona? Esistono forse persone che non sono umane?
Avv. Gaetano Rossi, Rimini: L’enunciato Elena va al mare con la sua mamma non ha di troppo l’articolo? non sarebbe più corretto con sua mamma o con la mamma, essendo certo il riferimento al soggetto?
Sig. Salvatore Maracino, Bologna: A meno che non... Perché quel non?
Insegnanti del Centro Internazionale Studenti “G. La Pira”, Firenze: Come si spiega e si giustifica l’uso pleonastico di ce in enunciati come Hai del denaro? Sì, ce n’ho? [ Risposta - File PDF (18.2 KB) ]

Dott. Lello Porreca, Torricella Peligna (Chieti): Reintegrare, reintrodurre, reimbarcare ... a quando reitornare, reicordare, reiprodurre, e simili inutili dissonanze? [ Risposta - File PDF (17.3 KB) ]

Dott. Attilio Leone, Acate (Ragusa): Ci sono norme necessarie, che assicurano la comprensione, e norme astratte, dannose oltre che superflue, perché esercitano una funzione selettiva, allontanando dalla lingua le persone meno colte. Non è l’individuo comune che deve avviarsi verso il linguaggio elevato, ma il linguaggio elevato che deve scendere verso l’individuo comune, eliminando le norme che servono non alla comprensione ma alla discriminazione. [ Risposta - File PDF (17.6 KB) ]



Ottobre 1992, n. 5

Cav. Guido Mantovani, Belgioioso, Pavia: Se il verbo riflettere ammette le due costruzioni con su e a, anche il sostantivo riflessione dovrebbe ammetterle; se no, come si spiega la differenza?
Dr. Filippo Scalese, Roma: Tra “impotenza a concludere” e “impotenza di concludere” c’è differenza di significato, oppure l’uso delle due preposizioni è indifferente? [ Risposta - File PDF (21 KB) ]

Prof. Romano Toffanin, Padova: In un decreto ministeriale del 1981 si legge: “La chiarezza e la precisione dei giudizi di ammissione costituisce...”. La sconcordanza è da imputare a ignoranza o a una nuova tendenza grammaticale?
Prof. Pietro Dinacci, Firenze: Nel periodo “Cercare una logica spiegazione di questi rapporti (o analogie o corrispondenze che dir si vogliano)... “ il costrutto che dir si vogliano invece di che dir si voglia è un ipercorrettismo?
Dr. Giuseppe Pulega, Vicenza: Enunciati come “al posto di un nome che non si vuole citare si mette uno o tre asterischi” o come “ce ne sarà sempre uno o più che rimarrà estraneo” sono ammissibili?
Prof. Anna Zunica, Istituto per interpreti e traduttori, Varese: Un’allieva ha usato l’espressione Deus ex machina al femminile in quanto riferentesi a persona di sesso femminile. È ammissibile?
Dr. Cataldo Erriu, Rodi Garganico, Foggia: Si deve dire: “Pronunciarono quelle parole tutto d’un fiato” oppure “tutte d’un fiato”? [ Risposta - File PDF (29 KB) ]

Sig. Mario Gaiani, Assisi: È più corretto “tanto per intendersi” o “tanto per intenderci”?E quando si usa l’uno, e quando l’altro? [ Risposta - File PDF (14.1 KB) ]

Prof. Claudio Isgrò, Milano: Se il gerundio di guaire e gioire fa guaendo e gioendo, anziché guaiendo e gioiendo, sul paradigma di finire, perché adempire, compire, riempire fanno adempiendo, compiendo, riempiendo? [ Risposta - File PDF (11.9 KB) ]



Aprile 1993, n. 6

Sig. Maria Luisa Conti Melani, Firenze: Mi è stato consigliato di non usare onde, che è congiunzione relativa, con l’infinito. Eppure nel linguaggio commerciale e burocratico sono di uso frequente espressioni come: ...onde procedere, onde interrompere (cioè “al fine di procedere”, “al fine di interrompere”) e simili. Si tratta veramente di un errore di grammatica? [ Risposta - File PDF (15.6 KB) ]

Prof. Laura Anguis, Alghero, Sassari: Ho letto nella rivista “Skateissimo” per ragazzi, edita a Milano, pagine scritte in una lingua scevra di regole grammaticali ma non di fascino per i nostri ragazzi. Come possiamo noi insegnanti fare in modo che accettino testi intelligenti e culturalmente validi? [ Risposta - File PDF (13.2 KB) ]

Prof. Paolo Pettinelli, Senigallia, Ancona: È improprio scrivere “le ore 2,30” con la virgola, invece di “le ore 2.30” col punto; ciò porta a errori di calcolo. L’uso preposizionale di secondo (secondo il) mi pare più corretto della locuzione a seconda di. È ammissibile esigito come participio passato di esigere, invece di esatto? [ Risposta - File PDF (12.6 KB) ]

Prof. Luisa Fioretti, Bonito, Avellino: In questo periodo della relazione finale del consiglio di classe sulla classe III B “Nel corso di questo I anno di scuola media quattro alunni non sono stati ammessi alla classe successiva” il tempo verbale non sono stati ammessi è ammissibile, o è più corretto scrivere non furono ammessi o non venivano ammessi? [ Risposta - File PDF (18.4 KB) ]

Dott. Francesco Ronchetti, Firenze: La parola tempo viene usata in musica tanto per indicare la velocità di esecuzione di un brano musicale (allegro, adagio, andante, presto ecc.) quanto lo schema metrico o ritmico della battuta (tempo binario, ternario ecc.; in 4/4, in 3/4 ecc.). - E anche, si può aggiungere, per indicare una parte di composizione musicale: primo tempo di una sinfonia ecc. - Tale polisemia, mentre è tollerabile quando concerne aree di competenza diverse, non lo è all’interno della stessa area di competenza. [ Risposta - File PDF (14.4 KB) ]

Prof. Andrea Comellini, Università di Bologna: Richiesta di motivazione dei “costrutti d’autore”: protettrice a (Contini); contrario di (Satta; Gabrielli); opposto di (Migliorini); si usano (Migliorini; “Lessico Universale Italiano” dell’Istituto della Enciclopedia Italiana; Barilli); resterà in futuro (Nencioni). [ Risposta - File PDF (22 KB) ]



Ottobre 1993, n. 7

Prof. Vittorio Sorrenti, Catanzaro: L’uso della d dopo la a o la e (ad, ed) che precedono termini iniziami con le stesse vocali o con vocali diverse, segue regole specifiche o si affida al libero e soggettivo arbitrio? [ Risposta - File PDF (10.4 KB) ]

Sig. Giulio Facini, Lucca: Troppo sovente sento dire “se non vado errato”, che mi suona male. È corretto, oppure è un vezzo da condannare? [ Risposta - File PDF (8.1 KB) ]

Dr. Aurelio Garofalo, Torano Castello (Cosenza): Mi piacerebbe conoscere se il titolo Cronotopia, che ho dato alla mia tesi di laurea discussa nella Facoltà di Lettere dell’Università di Bari - titolo chiarito dal sottotitolo Soggetti, mutamenti, politiche del tempo. Calendari di donne e uomini -, possa essere un neologismo conveniente.
È corretto dire «l’intervista di Bobbio a “La Stampa”», se è il giornale che intervista Bobbio, o è preferibile «l’intervista di “La Stampa” a Bobbio»? E «l’intervista di Bobbio a Biagi», se è Biagi che intervista, non è meno corretto di «l’intervista di Biagi a Bobbio»?
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Prof. Elisa Artelli, Rapallo: Non è corretto scrivere “una classe formata da 15 alunni” anziché “formata di 15 alunni”.
Sig. Angela Scarpino, Catanzaro: È sbagliato scrivere “i componenti la commissione” invece di “i componenti della commissione”? [ Risposta - File PDF (14.7 KB) ]



Aprile 1994, n. 8

Sig. Luca Catalano, Torino: Ritiene che i lessicografi, scegliendo le parole da registrare nel dizionario, non debbano trasformarsi in giudici. [ Risposta - File PDF (11.9 KB) ]

Prof. Antonio Giraudo, Liceo classico “G. Baldessano”, Carmagnola, Torino: Combatto contro il dilagante e spesso cacofonico superlativo assoluto composto con l’avverbio estremamente, quando l’italiano dispone del superlativo organico in -issimo, così frequente in Leopardi. [ Risposta - File PDF (11.1 KB) ]

Prof. Alfredo Lalomia, Roma: La formula “Il sottoscritto chiede di continuare a essere retribuito tramite accredito dello stipendio sul c/c bancario” contiene elementi di ambiguità e comunque è poco corretta sintatticamente. [ Risposta - File PDF (13.8 KB) ]

Sig. Caterina D’Alessandro, S. Giovanni Rotondo, Foggia: Qual è il nome professionale più idoneo a chi cura gli audiolesi con la musica? Musicoterapeuta o musicoterapista? [ Risposta - File PDF (13.4 KB) ]

Sig. Salvatore Maracino, Bologna: Propone l’abolizione del verbo suicidarsi, come tautologico, essendo disponibili altri verbi. [ Risposta - File PDF (11.5 KB) ]

Dott. Francesco Vignoli, Rapallo, Genova: Leggo nelle Ultime lettere di Jacopo Ortis il vibrante passo in cui è descritto l’incontro col Parini: «Io passeggiava con quel vecchio venerando», e mi domando: donde nasce quest’uso, oggi perso, dell’imperfetto in -a alla prima persona? [ Risposta - File PDF (10.8 KB) ]

Prof. George G. Watson, Udine: Citando esempi dell’uso “frasale” di particelle in italiano (alcuni dei quali possono esser dovuti all’influenza dell’inglese), chiede se tale uso è un fatto recente. [ Risposta - File PDF (14.4 KB) ]

Prof. Andrea Comellini, Università di Bologna: Lessicografo e grammatico, constata con disappunto che vocabolari anche importanti sono incoerenti nella terminologia grammaticale: per es. oscillano tra locuzione sostantivale e sostantivo, o tra locuzione aggettivale e aggettivo nel qualificare rispettivamente cow-boy e abatjour, à la coque e up-to-date. Incoerenze, o insidie delle discipline linguistiche? [ Risposta - File PDF (17 KB) ]



Ottobre 1994, n. 9

Prof. Vito Giovanni Ancona, Palermo: Il vocabolario della lingua italiana “Zingarelli” usa accentare le vocali I e U che hanno suono chiuso con l’accento grave, mentre il “Devoto-Oli”, a mio parere più correttamente, usa sempre l’accento acuto. Ritengo inoltre dannoso per una corretta pronunzia della lingua italiana che non si proceda nei libri, giornali etc. a porre l’accento su tutte le parole, non soltanto su quelle tronche.
In alcune grammatiche il predicato formato da un verbo copulativo diverso dall’ausiliare “essere” viene considerato a tutti gli effetti predicato nominale formato dalla copula e dalla parte nominale. In altre invece lo si considera comunque un predicato verbale seguito da un complemento predicativo.
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Sig. Michela D’Adda, Madone, Bergamo: Il Vocabolario della lingua italiana di Nicola Zingarelli (ed. Zanichelli) alla voce “Abazia” riporta “Vedi Abbazia”. Qual è la forma preferibile? Come si spiega tale fenomeno? E perché in questo caso non c’è variazione semantica, come avviene invece fra “pala” e “palla”, “sete” e “sette”, ecc.? [ Risposta - File PDF (8.6 KB) ]

Sig. Lucia Bongioanni, Firenze: Sento spesso dire dai miei genitori, piemontesi di origine: “Ho sentito per radio una trasmissione” ecc., intendendo “Ho sentito alla radio”. È corretto? [ Risposta - File PDF (7 KB) ]

Sig. Enrico Grassi, Venezia-Mestre: Nel 1950 fui bocciato a un esame di stato perché usai “persica” anziché “pesca”; oggi so trattarsi di parola arcaica, ma allora era una forma dialettale romanesca. Alla luce delle nuove tendenze miranti alla difesa del dialetto, oggi quell’errore verrebbe evidenziato? [ Risposta - File PDF (8.1 KB) ]

Dott. Giuseppe Rossi, Castellare di Pescia, Pistoia: Il giornalista Giancarlo Liuti scrive: “Ce lo siamo chiesto molte volte...”; Umberto Eco a sua volta: “E se avrete scelto un argomento che vi interessa, se avrete deciso di dedicare veramente alla tesi il periodo anche breve che vi siete prefissato, vi accorgerete...”; su un quotidiano ho letto: “... per quanto vera in relazione all’idea che ci eravamo formata”. Confesso che avrei senz’altro scritto: “ce lo siamo chiesti”, “che vi siete prefissati” e “all’idea che ci eravamo formati”.
Un altro problema di accordo mi pone
molto quando è seguito da un aggettivo; ad es. “molto più efficacia” o “molta più efficacia”? e così anche troppo: “troppo scarse disponibilità” oppure “troppe scarse disponibilità”? [ Risposta - File PDF (13.4 KB) ]

Prof. Gianni Malesci, I.T.C. “Einstein”, Firenze: Riguardo alla frase Vi rilasceremo certificato, previa domanda in carta da bollo, mi sono posto due domande, una di analisi logica: “previa domanda”, “previo permesso” sono complementi di tempo (= ‘dopo la domanda’), o rappresentano un complemento di limitazione (= ‘in quanto sarà stata presentata domanda’), oppure semplicemente un complemento di mezzo?; e una di analisi grammaticale: i vocabolari non sembrano avere dubbi: “previo” è un aggettivo, con significato che va innanzi (Zingarelli); precedente ... nel linguaggio burocratico per indicare come necessaria la soddisfazione di condizioni preliminari (Devoto-Oli), e precedente, antecedente (Dizionario dei Sinonimi Zanichelli). Ecco, io non sono convinto di questa definizione di aggettivo, nel senso che vi avverto un valore di “preposizione impropria”, sostituibile con “dietro, dopo, in seguito a”: dietro domanda, dopo il permesso, sarà possibile ottenere... Infine, se si considera lo Zingarelli e la sua definizione etimologica, resta confermato sia il valore verbale (“che va”), sia il valore di preposizione (“innanzi”), ma permangono i miei dubbi sulla sua classificazione tra le nove parti del discorso. [ Risposta - File PDF (10.8 KB) ]

Prof. Giuseppe Picciuolo, Buccino, Salerno: A proposito di verbi o locuzioni tautologiche, il quesito n. 9 sul n. 8 di questo foglio me ne suggerisce un altro riguardante la locuzione “arrivederci a... presto, domani” ecc., non meno tautologica, a mio parere, del verbo “suicidarsi”. In questa locuzione non vedo alcun elemento logico che possa giustificare la presenza di un’altra “a” (arrivederci a presto = a rivederci a presto); non sarebbe più corretto dire: “arrivederci presto”?
Mi si consenta ancora una postilla: la divisione in sillabe di “angusto”, nel n. 8, p. 15 del vostro foglio, è una svista tipografica o norma che ignoro? Scorgo nei libri stampati dal Bodoni una volontà costante di relegare in fin di riga sillabe e gruppi sillabici o consonantici di più controversa separazione quasi a mostrare la sua opinione in fatto di divisione sillabica. Sarebbe proficuo, per quanto non vi siano in merito regole assolute, se lo stesso criterio venisse adottato nella stampa de “La Crusca per voi”: potrebbero i vari casi costituire per i lettori tanti utili suggerimenti d’ortografia, sia pur inespressi; specie quando si tratti di parole dotte derivate dal greco e perciò contenenti gruppi consonantici non abituali che fanno sorgere qualche perplessità nell’andare a capo.
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Sig. Giuseppe Mannetta, Gesualdo, Avellino: La presidente della Camera Irene Pivetti, nella lettera all’on. Alberta De Simone, dice tra l’altro: “La ringrazio per avermi proposto il problema, quello della mancanza di chiese in non poche zone d’Italia, che certamente mi sta a cuore come cittadino e come cattolico”. Vi domando se è linguisticamente corretto per una donna, anche se famosa, usare aggettivi maschili parlando di sé. [ Risposta - File PDF (10.9 KB) ]

Dr.ssa Margherita Botter, Roma: Potrei proporre il neologismo “videoascolto” o “videoudienza” in sostituzione della parola anglolatina “audience”?
Sento continuamente parlare di “finanziamento illecito ai partiti”. Qualche rara avis, in televisione e sui giornali, parla di “finanziamento dei partiti” che, secondo me, è la forma corretta.
È giustificata, grammaticalmente, l’assenza della preposizione specificativa “di” in “Regione Lazio”, “Regione Lombardia” ecc.?
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Sig. Renzo Cattaneo, Novaggio, Svizzera: “Bada come parli”: sebbene sia il titolo d’un libro scritto da un esperto della lingua italiana, non mi soddisfa affatto. Non si dice forse: “Bada ai fatti tuoi”, “Bada a quel che fai”, “Bada a non sporcarti”? E allora, perché non “Bada a come parli? [ Risposta - File PDF (8.3 KB) ]



Aprile 1995, n. 10

Quesiti di onomastica: Ci giungono molti quesiti di onomastica. Nell’impossibilità di rispondere singolarmente a tutti, anche perché ci sembra bene preferire i quesiti che toccano strutture morfologiche e sintattiche della lingua e consentono di illustrare i suoi caratteri funzionali, abbiamo pensato di chiedere una presentazione prospettica di questa specialità linguistica, soprattutto nel suo aspetto socialmente più interessante, quello dei nomi di persona (antroponomastica), ad un suo illustre cultore e, per le implicazioni tecniche e civili che esso ha, consulente di molta autorevolezza, il glottologo della Facoltà di Lettere di Firenze, prof. Carlo Alberto Mastrelli. Ecco la sua risposta. [ Risposta - File PDF (8.7 KB) ]

Sig. Giorgio D. Garavaglia, Monzuno, Bologna: Il signor Garavaglia invia, ad esempio della indifferenza privata e ufficiale per il buon uso della lingua, un elenco di “sgrammaticature e idiotismi non necessari”, tratti dalla televisione e dai giornali.
Prof. Paolo Sartori, Savona: Ci domanda se l’apostrofo in fine di riga contrasti o meno con qualche norma esplicita o implicita dell’ortografia. [ Risposta - File PDF (15 KB) ]

Dott. Girolamo Vitelli, Northeast Harbor, Maine (U.S.A.): Pensa che sarebbe utile attribuire ad una istituzione competente come la Crusca il compito di sanzionare l’ingresso nella lingua italiana di espressioni dialettali utili ad arricchire la lingua, un po’ come fa, per il francese, l’Accademia di Francia. [ Risposta - File PDF (10.8 KB) ]

Sig. Marco Romoli, Milano: Ritiene improprio e inopportuno lo scambio, frequente nei giornali, dei due aggettivi grande e grosso in espressioni valutative come un grande o grosso scrittore, un grande o grosso esponente della cultura nazionale ecc. [ Risposta - File PDF (13.6 KB) ]

Sig. Carlo Grassi, Sesto Fiorentino, Firenze: Il modo di dire su pe’ peri, nel senso di gente che sta sulle sue, che disdegna i piccoli problemi della quotidianità, può essere la volgarizzazione, alla fiorentina, dell’accoppiata dei due prefissi super iper? [ Risposta - File PDF (14.9 KB) ]

Dott. Roberto Magri, Trento: Fiorentino, continua ad usare il modo di dire all’altra nel senso di per poco, c’è mancato poco, che nell’italiano di Trento non è noto; e non l’ha trovato neppure nei dizionari. [ Risposta - File PDF (13.3 KB) ]

Dott. Paolo Sandri, Grosseto: Si lamenta dell’uso invalso nei rapporti pubblici, e anche privati, di premettere il cognome al nome. [ Risposta - File PDF (10.7 KB) ]

Sig. Giuseppe Mannetta, Gesualdo, Avellino: Perché chi scrive e stampa “una mamma che non aveva potuto aver figli” e “piccoli furtarelli” non si accorge di commettere errori?
Prof. Giuseppe Picciuolo, Buccino, Salerno: Si chiede la ragione della tautologia “esamineranno uno per uno i singoli casi”. [ Risposta - File PDF (13 KB) ]

Sig. Felice Batelli, Napoli: È corretto dire indossare invece di inforcare gli occhiali? O indossare invece di calzare una scarpa?
Che significa “detto fra virgolette”?
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Ottobre 1995, n. 11

Sig. Renzo Cattaneo, Novaggio, Svizzera: Si deve ancora distinguere l’o vocativa dall’oh esclamativa? [ Risposta - File PDF (11.9 KB) ]

Signor Stefano Breveglieri, Genova: Il sostantivo inglese item, di uso oggi necessario, deve, in un italiano corretto, seguire le forme prescritte dalla grammatica inglese? Possono usarsi parole italiane non attestate in scritti o in vocabolari? [ Risposta - File PDF (13.6 KB) ]

Sig. Maria Staderini, Firenze: La parola prego dopo grazie ha carattere di cortesia. Vorrei sapere come è entrata in uso e se ha collegamento con la preghiera. [ Risposta - File PDF (11.7 KB) ]

Prof. Daniele Caiazza, Ministero della P.I., Roma: Leggendo in una rivista un articolo di Giovanni Nencioni dal titolo Identità linguistica e identità nazionale si è meravigliato di trovare, nell’espressione “uscire da questi ambagi “ la parola ambage, che è di genere femminile, usata al maschile. [ Risposta - File PDF (17.5 KB) ]

Avv. Roberto Mitolo, Bari: Qual è l’esatta pronuncia dei nomi greci? A volte l’accento coincide con quello greco, a volte è diverso. [ Risposta - File PDF (50 KB) ]

Sig. Bartolini, LOGITRON S.r.l., Firenze: Posso usare il sostantivo presenziazione come “atto del presenziare” (per esempio a un esperimento, un collaudo ecc.), benché non l’abbia trovato né in scritti né in dizionari?
Dott. Alfio Catania, Messina: Incontro le forme alterne interdisciplinarità e interdisciplinarietà. Qual è la corretta, o sono entrambe ammissibili? [ Risposta - File PDF (13.8 KB) ]



Aprile 1996, n. 12

Sig. Giorgio D. Garavaglia, Bologna: Il signor Garavaglia, che segue con partecipazione le discussioni sullo stato della nostra lingua, si lamenta che si faccia eccessivo conto dell’influenza, presente o assente, degli scrittori, e conto troppo scarso dell’influenza nefasta dell’italiano parlato e scritto dai politici, burocrati, giornalisti, presentatori televisivi. [ Risposta - File PDF (11.8 KB) ]

Prof. Adelio Cola, Rivoli, Torino: Sconsiglia ai suoi studenti liceali l’uso del verbo portare “riferito a realtà non materiali, non pesanti”, e non accetta l’uso del termine discorso “parola oggi di moda (anche fuori area semantica)”, dissentendo dall’uso fattone in due passi dell’articolo sul Destino della lingua italiana inserito nel n. 11 (ottobre 1995) di questo foglio, precisamente nella pag. 6, colonna 2, riga 15 dell’inserto (“questa insidia ... potrebbe portare alla eliminazione occulta di parte del lessico scientifico italiano”) e nella stessa pagina e colonna, riga 25 (“siamo entrati ... nel discorso sul futuro della nostra lingua”). [ Risposta - File PDF (16.5 KB) ]

Gruppo letterario “Formica nera”, Padova: Fare segno di può reggere, oltre che e no, avverbi come su e giù ? [ Risposta - File PDF (7.4 KB) ]

Dott. Dino Basili, RAI, Roma: Ha chiesto il significato della parola alleccorito, non reperibile negli odierni dizionari e da lui incontrata in una traduzione italiana del libretto repubblicano e libertario dell’umanista francese Étienne de La Boétie, dal titolo Discours de la servitude volontaire ou le Contr’un, pubblicato nel 1576. La traduzione italiana, col titolo apocrifo Il Contr’uno, è di Pietro Fanfani e fu pubblicata nel 1864. [ Risposta - File PDF (11.8 KB) ]

Sig. Piero Garbellotto, Conegliano, Treviso: Pur ammettendo le ragioni del condizionamento dell’italiano da parte dell’inglese nella dominante cultura tecnologica e con gli attuali mezzi di comunicazione mondiale immediata e fulminea, deplora il necessario e non dignitoso uso di parole straniere anche in documenti pubblici. [ Risposta - File PDF (7.9 KB) ]

Dott. Giuseppe Rossi, Chiesanuova Uzzanese, Pistoia: Sente sintatticamente barcollante l’uso di chi col verbo al plurale nel seguente periodo tratto da un romanzo di Vittorio Rizzardi: «Chi erano che, manovrando nell’ombra, provocavano lo sfascio della società, se non loro?»
Trova un errore in un passo di Piero Segni, che, spiegando la figura retorica dell’anadiplosi, scrive: «L’anadiplosi dimostra grandezza siccome Erodoto: ‘Draghi erano nel monte Caucaso
grandi grandi e molti’; dove grandi raddoppiato due volte aggiunge molto gonfiamento alla prosa»; perché una parola raddoppiata due volte dovrebbe, a rigore, comparire quattro volte. [ Risposta - File PDF (14.4 KB) ]

Sig. Antonella Fiore, Costigliole d’Asti, Asti: Ha trovato, in un manifesto pubblicitario, due volte l’articolo un apostrofato davanti a sostantivo maschile iniziante con vocale. Era forse un errore pubblicitariamente rivolto a colpire il lettore?
Domanda inoltre se è corretto scrivere “Ho letto sul giornale” anziché “Ho letto nel giornale”.
[ Risposta - File PDF (12.2 KB) ]

Ing. Roberto Balducci, Pianoro, Bologna: Si lamenta della “brutale esclusione” delle forme gerundive guaiendo e gioiendo, fatta nel n° 5 quesito 7, di contro a guaendo e gioendo. Si lamenta anche della scrittura oltrettutto letta nel n° 5 quesito 5 invece di oltretutto e ripetuta nel volumetto La Crusca risponde, pag. 116. Si stupisce infine di trovare nel n° 2 quesito 8 la scrittura nonnostante data come meno comune di nonostante. [ Risposta - File PDF (12.1 KB) ]

Sig. Oscar Locatelli, Paladina, Bergamo: La prima persona plurale dell’indicativo presente di disegnare si scrive disegniamo o disegnamo? La i non è parte integrante della desinenza? [ Risposta - File PDF (11.6 KB) ]



Ottobre 1996, n. 13

Errare humanum est... [ Risposta - File PDF (29 KB) ]

Ins. Paola Bolognini, Cittaducale, Rieti: Insegno nella scuola elementare le materie linguistiche e trattando i verbi ho spiegato (come le grammatiche consultate riportano) che i verbi dire, fare, trarre, opporre ecc. appartengono alla seconda coniugazione. Finite le elementari i miei alunni sono passati in la. media. L’insegnante di lingua sostiene che il verbo dire è irregolare della terza coniugazione, il verbo fare è irregolare della prima: gli alunni si trovano quindi disorientati perché non sanno più che interpretazione dare. Ho avuto per questo motivo un colloquio con la professoressa la quale insistendo sul suo punto di vista ha posto termine al colloquio con queste testuali parole: “ognuno è libero di interpretare come vuole”.
Chiedo a voi di farmi chiarezza.
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Sig. Michele Miccoli, Bari: Durante le telecronache si sentono frasi come: “... Punizione, che vediamo battere da...”. Sono corrette? [ Risposta - File PDF (7.1 KB) ]

Ins. Carmelo Bevacqua, Capo d’Orlando, Messina: Può considerarsi scorretto l’uso intransitivo del verbo vestire, per es. nel periodo di un tema: “I giovani d’oggi vengono mal giudicati... sol perché vestono diversamente da come hanno vestito i loro genitori”?
È giusto scrivere “l’autore de I promessi sposi”, considerando quel de come una preposizione semplice?
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Sig. Rosita Di Domizio, Pescia, Pistoia: Ha trovato in buoni scrittori la locuzione avere o tenere presente non concordata col complemento oggetto plurale (“avere presente tutti gli scrittori”; “tenere presente la personalità e il programma”). È cosa corretta trattare presente come sostantivo anziché come aggettivo?
Ed è cosa corretta trattare egualmente l’aggettivo
possibile, non concordandolo in costrutti come: “attirare più visitatori possibile”; “pagare meno tasse possibile”? [ Risposta - File PDF (11.4 KB) ]

Prof. Mario Mirabella Roberti, Milano: A Suo ... conforto Le faccio sapere che recentemente da uno studioso ho sentito dire: “direzionare”. Prevediamo “divisionare” et similia! [ Risposta - File PDF (17.4 KB) ]

Dott. Antonio Nittolo, Roseto degli Abruzzi, Teramo. [ Risposta - File PDF (14.6 KB) ]



Aprile 1997, n. 14

Prof. Gualberto Alvino, Roma: Il prof. Alvino lamenta, negli scritti dei linguisti, negligenza stilistica, in particolare della variatio. [ Risposta - File PDF (21 KB) ]

Sig. Giovanni Màfera, Treviso: Il signor Màfera richiama l’attenzione su molti nomi propri stranieri di luogo, di popolo e di nazione, che nelle nostre carte geografiche e nei nostri dizionari enciclopedici appaiono in scrittura e conseguentemente in pronuncia errate; e anche su nomi propri e comuni, sia stranieri sia italiani, pronunciati erroneamente, ritraendo l’accento su una sillaba anteriore a quella accentata regolarmente.
Sig. Michele D’Emilio, Portici, Napoli: Invoca un sistema di accentazione grafica che renda sicura la pronunzia delle parole italiane. [ Risposta - File PDF (14.3 KB) ]

Dott. Aldo Pedretti, Milano: Chiede la motivazione e l’eventuale giustificazione del recente uso giornalistico di cominciare un titolo con la congiunzione e, senza nessun precedente cui sia riferibile quella particella che non per nulla si definisce congiunzione. [ Risposta - File PDF (8.5 KB) ]

Sig. Emanuele Politano, Prato: Il sig. Politano chiede un parere sulla correzione del suo costrutto “sarebbe potuto essere” in “avrebbe potuto essere”, preferibile anche per evitare la “cacofonia” prodotta dalla vicinanza di sarebbe a essere.
Sig. Eugenia Magno, Latina: È corretto scrivere “sono dovuta correre” o è più corretto “ho dovuto correre”; e ancora “mi sono dovuta fermare” oppure “ho dovuto fermarmi”? [ Risposta - File PDF (10.5 KB) ]



Ottobre 1997, n. 15

Sig. ra Barbara Degl’Innocenti, Firenze-Milano: Si meraviglia che nell’Italia settentrionale sia considerato erroneo l’uso di scancellare invece di cancellare. Esprime dubbi sull’astratto attenzionalità, da lei incontrato ma non attestato dai dizionari. Chiede come si debba comportare nella possibile scelta tra l’uso normale del nesso correlativo sia ... sia o l’uso reale sia ... che, ormai prevalente. Chiede anche quale sia la forma corretta e quale l’erronea delle scritture se stesso senza accento e sé stesso col accentato. [ Risposta - File PDF (14.1 KB) ]

Sig. L. Nanni, Gruppo letterario Formica Nera, Padova: A uno scrittore che ha scritto che il cielo che egli ama “deve essere grigio” un linguista ha obiettato che deve essere va corretto in dev’essere perché non sono ammesse due vocali consecutive. Lo scrittore ha ribattuto che l’elisione, in questo caso, diminuirebbe la forza vincolante dell’espressione. [ Risposta - File PDF (11.2 KB) ]

Sig. Ivana Paolucci, Cassina de’ Pecchi (Milano): Afferma di sentirsi irritata quando ode, in interviste televisive, importanti giornalisti esprimersi con pleonasmi assurdi, quali uscire fuori, come se fosse possibile l’uscire dentro. [ Risposta - File PDF (12.1 KB) ]

Sig. Rossana Barbieri, Ponticella (Bologna): La signora Barbieri, imbattendosi, nella traduzione del Canto di Natale di Dickens e della Conquista della felicità di Russell, in costrutti come “possedeva fantasia quanto ne può possedere qualunque uomo della City di Londra” e “alla noia è stata data molto meno attenzione di quanta essa ne meriti”, osserva che nel primo caso sarebbe stato più corretto l’uso dell’aggettivo quanta anziché dell’avverbio quanto e nel secondo l’uso dell’avverbio quanto invece dell’aggettivo quanta. [ Risposta - File PDF (7.5 KB) ]

Sig. Tommaso Bavaro, Giovinazzo (Bari): Si può derogare alla regola che prescrive la ripetizione della preposizione articolata davanti al sostantivo coordinato al precedente?
E da ritenere che l’uso della
d eufonica, ormai in disuso quando segue una parola con vocale iniziale diversa (ed ora, ad uso, od anche), resti obbligatorio quando segue vocale identica (ed era, ad andare, od osare)?
Dott. Angelo Vocino, Foggia: È corretto scrivere la lingua latina e greca, viaggiatori di lingua italiana e tedesca, inducendo nell’equivoco che esista una lingua ... bilingue? [ Risposta - File PDF (15.5 KB) ]

Sig. Serena Mannatrizio, Firenze: Chiede se la lingua delle canzoni moderne può interessare l’Accademia della Crusca e può rivelare alcuni sviluppi della lingua italiana. [ Risposta - File PDF (8.4 KB) ]



Aprile 1998, n. 16

Prof. Raffaele Spongano, Università di Bologna: Il prof. Spongano, che come decano dell’Accademia della Crusca dà conforto, col suo autorevolissimo consenso, a questo foglio, ci scrive: “Gli Italiani d’oggi non dicono e, peggio, non scrivono quasi più fra, nemmeno dove tornerebbe comodo a scanso di eccessivi mitragliamenti fonetici di t e di tra; e i Medesimi stanno seppellendo a furia di democratiche zolle (per cui, percui..., con un cui sprovvisto di riferimento distinto) il chiaro e semplice perciò, che suona forse un po’ troppo autoritario e sta impettito (o pare) fra il bla bla di dominanza democratica. Spenderesti una parola per / su i due derelitti?” [ Risposta - File PDF (23 KB) ]

Prof. Ebe Munari Astengo, Castenaso, Bologna: La professoressa Munari Astengo espone alcuni dubbi, a tre dei quali, particolarmente interessanti, è opportuno rispondere con sollecitudine. [ Risposta - File PDF (14.1 KB) ]



Ottobre 1998, n. 17

L’avvocato Pietro Loremetti di Brescia chiede perché indicando qualcosa pertinente al pittore Mantegna si usa l’aggettivo mantegnesco invece di mantegnasco. [ Risposta - File PDF (15.2 KB) ]

Il sig. Raffaele Santo domanda se, usando il vocabolo latino curriculum al plurale, sia meglio dire i curricula, usando il plurale latino, o i curriculum, usando la parola al singolare come invariabile. [ Risposta - File PDF (15.8 KB) ]

Sig. Eugenia De Sandre, Bassano del Grappa, Belluno: L’enunciato “Io sono uno che parlo a vanvera” le è parso scorretto; ma il dantesco “I’ mi son un che quando / amor mi spira, noto ...” (Purg. XXIV, 52 sg.) le è parso accettabile. Perché? [ Risposta - File PDF (8.6 KB) ]

Prof. Moreno Lifodi, Liceo classico, Siena: Data la complessa natura del pronome relativo, il prof. Lifodi ha difficoltà a tracciare l’albero delle reggenze, cioè a fare una corretta analisi di un periodo del tipo: “Sembra essere una grande cosa l’ onore, cercando il quale gli uomini affrontano ogni fatica”. [ Risposta - File PDF (10.9 KB) ]



Aprile 1999, n. 18

Prof. Bixio Candolfi, Chiasso, Svizzera: Alla Radio Svizzera di Lingua italiana di Lugano è stato chiesto quale delle due espressioni pericolo di vita e pericolo di morte sia più corretta e in quale circostanza sia più opportuna; e quale delle due espressioni al massimo e al minimo sia da preferire. [ Risposta - File PDF (14.8 KB) ]

Prof. Andrea Comellini, Università di Bologna: Con fine e premurosa cura della lingua il prof. Comellini documenta e illustra un errore di concordanza in cui incorrono anche scrittori di professione e - un tempo si diceva - di cartello nell’uso dell’ aggettivo relativo quale col senso di come: nelle loro pagine s’incontrano casi di regolare concordanza (“grandi poeti, quale Dante”) e casi di sconcordanza (“grandi poeti, quali Dante”), di cui lo scrivente offre un florilegio. [ Risposta - File PDF (10.5 KB) ]

Il sig. Federico Danise, di Caiazzo (Caserta), propone, come parola al posto di neologismo: neolemma.
Una classe del Liceo scientifico “E. Amaldi” di Bitetto (Bari) pensa che sarebbe opportuno colmare la lacuna, nell’italiano, della parola che indichi, accanto a matricida, parricida, fratricida, infanticida, uxoricida, l’uccisore dei figli coniando tecnocida.
L’architetto Andrea Viero, di Firenze, si propone di usare il verbo equiporre “collocare a uguale (o giusta) distanza diversi eventi o persone o idee”, benché non sia presente nei dizionari. [ Risposta - File PDF (15.9 KB) ]

Avv. Francesco Di Caro, Matera: L’interrogante dubita della correttezza di frasi come le seguenti, lette in buoni giornali: “Quella della rappresentanza dei cattolici è certamente la più ingarbugliata tra le molte confusissime questioni della politica italiana”; “Questa della rappresentanza dei cattolici, fra le tante confusissime questioni italiane, è di sicuro la più confusa”. Ne dubita per l’aspetto sia grammaticale che logico: “È concepibile - si domanda - un superlativo assoluto ancora più superlativo?” [ Risposta - File PDF (15.2 KB) ]

Dott. Giorgio Ruffini, Milano: Ricordando di avere un tempo appreso, nelle scuole elementari, che l’alfabeto italiano comprende 21 lettere, auspica che le odierne grammatiche lo aggiornino includendo i diffusissimi j, k, w, x attraverso una proposta della Crusca. [ Risposta - File PDF (8.2 KB) ]

Sig. Fabrizio Pettinelli, ATAF Direzione d’Esercizio, Firenze: Nonostante il parere emesso dall’Accademia della Crusca nell’anno accademico 1895-1896, che per la italianizzazione del prestito inglese tramway fosse preferibile la forma tranvai alla forma tramvai, le società di trasporto operanti nel territorio fiorentino ed estratoscano hanno adottato per quasi un secolo la forma anglicizzante. Nella imminente attuazione di una nuova linea tranviaria il Pettinelli si dichiara fedele al parere della Crusca e ne chiede la conferma. [ Risposta - File PDF (7.8 KB) ]



Ottobre 1999, n. 19

Prof. Salvatore Carrano: Da più parti ci vengono dubbi sulla natura di certi complementi preposizionali e lamenti sulla difficoltà di definirli. Citiamo per tutti il prof. Salvatore Carrano che ci chiede a quale complemento corrisponda l’espressione assistere a uno spettacolo, se a una “eccezione di complemento oggetto” o a un “complemento di stato in luogo figurato” o ad un altro tipo di complemento. [ Risposta - File PDF (12 KB) ]

Sig. Davide Di Prete, La Spezia: Domanda se di scervellarsi la pronuncia corretta delle due prime lettere deve essere quella di un solo fonema come in scena, oppure di due distinti fonemi pronunciati successivamente come s più e palatale, cioè s-cervellarsi. Chiede anche se vige ancora la regola che vieta di andare, scrivendo, a capo lasciando che il rigo precedente termini con un apostrofo. [ Risposta - File PDF (13.9 KB) ]

Sig. Andrea Casarotti: Chiede se “esiste un ente ufficialmente garante della lingua italiana, capace di arbitrare ogni controversia in materia di lessico, grammatica ecc.”; e, “in caso negativo, su quale base sono compilati i testi di grammatica, ... o derivano la loro autorità gli autori dei vocabolari”. [ Risposta - File PDF (7.1 KB) ]

Prof. Franco Fochi, Pisa: Chiede se l’Accademia della Crusca abbia promosso una proposta di riforma dell’ortografia italiana. [ Risposta - File PDF (7.9 KB) ]

Dott. Salvatore Mantia, Termini Imerese, Palermo: Desidera informazioni sul sostantivo biombo da lui riscontrato in un documento del Seicento. [ Risposta - File PDF (8.6 KB) ]

Prof. Enrico Dini, Vicenza: Il prof. Dini, oltre alla medicina, di cui è specialista, coltiva anche la lingua italiana con viva attenzione, oltre che al contenuto, alla forma degli articoli che legge. Perciò ci scrive di non aver potuto “digerire” l’io che compare, invece del me, nel periodo di un nostro collaboratore, il dottor Tommaso Raso, che qui si trascrive: «l’Associazione ... fondata da quattro partecipanti all’esperienza universitaria (Francesco Bruni, Serena Fornasiero, Silvana Tamiozzo Goldmann e io) e da quattro persone giuridiche...» (inserto nel n° 17 di “La Crusca per voi”, p. 8); perché gli sembra più corretto un me quale complemento indiretto di fondata da. [ Risposta - File PDF (14 KB) ]

Sig. Giorgio Amoroso, Milano: Dissente dalla critica che in una sua grammatica la prof.ssa Maria Luisa Altieri Biagi, raccomandando l’uso di parole adeguate alla situazione comunicativa, rivolge ad una supposta “signora semicolta in visita” che usa la troppo elevata parola prole facendo domanda su una famiglia di canarini. La critica è motivata dal fatto che la parola è ormai usata in zoologia col significato del comune figliolanza e quindi ha perso il valore solenne conferitole dall’uso letterario. [ Risposta - File PDF (14.4 KB) ]



Aprile 2000, n. 20

Dott. Franco Quartieri, Imola: Preferisce usare la forma sismo anziché sisma, e contro l’uso prevalente opterebbe per pediatro e psichiatro anziché pediatra e psichiatra, associandoli a marasmo e chiasmo. Chiede poi se sia scelta consapevole o errore la diffusione del sé accentato nella combinazione sé stesso oppure errore. [ Risposta - File PDF (68 KB) ]

Sig. Corrado Giusti, Grosseto: Lamenta che anche persone importanti e colte si siano associate all’euforia generale che ha salutato nell’anno 2000 l’inizio di un nuovo secolo, mentre è l’anno che conclude il secolo cominciato coli’anno 1001. [ Risposta - File PDF (8.6 KB) ]

Il ministro, la ministra, o la ministro della Pubblica istruzione, con l’apposizione di un antroponimo femminile? Ecco le diverse proposte per la titolarità del Ministero della Pubblica istruzione quando ne sia investita una donna. [ Risposta - File PDF (12.2 KB) ]

Sig. Pasquale Benigni, San Quirico Valleriana, Pistoia: Non ammette che il vocabolario dia ad ammirato il significato di “pieno di ammirazione” invece di “considerato con ammirazione”. [ Risposta - File PDF (10.8 KB) ]

Sig. Gaetano Besi, La Spezia: Colpito dalla condanna inflitta da Cesare Marchi all’anglicismo contattare, chiede se possa essere sostituito col verbo con tingere reggente il complemento diretto; esempio: “la nostra Società è riuscita a contingere la ditta Bianchi”. [ Risposta - File PDF (11.6 KB) ]

Le insegnanti delle classi 4C e 4D della Scuola Elementare “Noè Lucidi”, Teramo: Chiedono se nella proposizione questo libro è mio la parola mio sia un aggettivo possessivo o un pronome. [ Risposta - File PDF (11.7 KB) ]

Dott. Giuseppe Nascè, Palermo: Chiede un parere circa la regolarità logica e sintattica delle frasi seguenti: “Uno dei maggiori mali che affliggono l’umanità è la droga”; “Uno dei maggiori mali che affligge l’umanità è la droga”. L’incertezza della regolarità concerne l’uso plurale o singolare del verbo affliggere perché uno dei due usi sembra errato. [ Risposta - File PDF (7.6 KB) ]

Sig. Casimiro Mineo, Rivoli, Torino: Il nostro lettore chiede perché il plurale di il dio è gli dei invece di i dei, secondo la regola che l’articolo determinativo plurale dei nomi maschili comincianti per consonante semplice è i (i diti, i debiti, i dolori, i beni, i colli, ecc.), mentre gli è richiesto dai nomi comincianti per vocale (gli eroi, gli animali, gl’idoli). [ Risposta - File PDF (19.7 KB) ]



Ottobre 2000, n. 21

Sig. Pasquale Rizza, Torre Pellice, Torino: Lo interessa il trattamento grafico - per citare le sue parole - “del plurale dei nomi della seconda declinazione che al singolare escono in -o e al plurale escono in -i, nel caso particolare che la i non sia accentata”, cioè - per adottare una definizione più tecnicamente linguistica -non sia pronunciata, né come vocale (corsia) né come semiconsonante (aja), oppure usata come segno diacritico, cioè distintivo della pronuncia della consonante che la precede, quando essa può variare, come nel caso di g di giallo rispetto a gallo. Evidentemente in questo suo uso la i non ha suono proprio. [ Risposta - File PDF (11.1 KB) ]

Sig. Angelo Cirinei, Arezzo: Desidera essere consigliato sull’uso della d detta eufonica, del quale corregge il corrente abuso limitandolo all’incontro di due vocali identiche. [ Risposta - File PDF (7.9 KB) ]

Prof.ssa Paola Setti Gonzini, Firenze: Desidera sapere quale delle due seguenti forme è più corretta, o è l’unica corretta: “da parte del protestantesimo si continuava ad ignorare i pericoli” ovvero “da parte del protestantesimo si continuavano ad ignorare i pericoli”. [ Risposta - File PDF (7.5 KB) ]

Sig. Domenico Valeriano, Acquaviva delle Fonti, Bari: Chiede se è corretto scrivere si rischia di vincere, quando per il dizionario rischiare ha il significato di correre il pericolo di qualcosa di negativo o di lesivo. [ Risposta - File PDF (8.2 KB) ]

Sig.ra Carmela Benedetti Balsamo, Verona: Protesta contro l’uso corrente della locuzione persona umana giudicandola ripetitiva e quindi inutile, perché chi dice persona non può intendere altro che un essere umano. [ Risposta - File PDF (7.2 KB) ]

Il Gruppo letterario “Formica Nera”, Padova: Propone la domanda se è accettabile la reggenza diretta pensavo raccogliere o è obbligatorio usare la reggenza indiretta pensavo di raccogliere; e anche qual è l’esatto significato degli avverbi di luogo costì, costà e dei composti costaggiù, costassù di uso limitato alla Toscana. [ Risposta - File PDF (14.3 KB) ]

Da vari corrispondenti: Giungono da più parti quesiti sul genere (maschile o femminile?) da attribuire ai prestiti stranieri indicanti servizi pubblici e tecnicismi, quindi di grande diffusione internazionale, e perciò presenti nei dizionari delle principali lingue europee. Una domanda specifica riguarda la forma inglese e-mail. [ Risposta - File PDF (11.7 KB) ]

Sig. Emanuele Politano, Prato: Si chiede come spiegare l’abuso del troppo generico e duttile significato dell’aggettivo importante e come dare limiti normativi al suo uso. [ Risposta - File PDF (7.6 KB) ]

Sig. Renzo Cattaneo, Novaggio (Svizzera): Si rivolge personalmente a me, ricordando un mio cenno, nel n. 9 (ottobre 1994) di questo foglio, ai verbi vicari e chiedendomi se esistano anche aggettivi vicari. [ Risposta - File PDF (14.3 KB) ]

Prof.ssa Anna Bondavalli Ward, Beirut, Libano: La prof.ssa Bondavalli Ward ci pone la domanda: “perché si dice pavimento di legno ma statua in legno? [ Risposta - File PDF (12.2 KB) ]



Aprile 2001, n. 22

Sig. Angiolo Cirinei, Arezzo: Il signor Angiolo Cirinei di Arezzo domanda quale sia la forma più corretta: Ho rubato la collana e Ho rubato le collane, oppure Ho rubato la collana e Ho rubate le collane? Il signor Giorgio Amoroso di Milano si dichiara infastidito dal malvezzo del participio passato maschile retto dal verbo avere e riferito a nome o pronome femminile e domanda se sia corretto, tollerabile o da evitare nel parlato televisivo, colloquiale e soprattutto nella stampa. Sempre nel settore della concordanza la signora Daniela Tognin di Brindisi domanda se può ritenersi corretto l’uso di esserci al singolare con un soggetto plurale, come negli esempi Quest’anno di arance ce n’è poche e C’è parecchi ragazzi oggi che non rispettano gli anziani. [ Risposta - File PDF (14.9 KB) ]

Vari lettori: Da più lettori ci viene rivolta la domanda: Perché molti si ostinano a mantenere invariato il nuovo termine che indica la moneta europea (un euro - due euro), invece di farne il plurale euri secondo il modello di franco-franchi, marco-marchi, scellino-scellini, dollaro-dollari? [ Risposta - File PDF (7.8 KB) ]

Sig. Giorgio Amoroso, Milano: Il signor Giorgio Amoroso di Milano pone domande sull’uso di elementi fatici come vede e guardi e su fattori non propriamente linguistici ma paralinguistici, che cioè accompagnano l’uso della lingua e i suoi problemi. [ Risposta - File PDF (13.6 KB) ]



Ottobre 2001, n. 23

Prof. Andreas Sanesi, Stoccolma: Il professore di lingua italiana e tedesca Andreas Sanesi ci domanda perché nella scrittura della lingua italiana non si introduce l’uso costante di segnalare mediante il trattino di unione la presenza di parole composte, ormai frequente nei linguaggi tecnici e scientifici. Benché - osserva il professor Sanesi - l’uso delle parole composte non sia nell’italiano frequente come nel tedesco e in altre lingue germaniche, l’uso costante del trattino di unione eviterebbe possibili fraintendimenti. Egli chiede inoltre con quale parola la lingua italiana può denominare la consulenza linguistica che la Crusca esercita col suo periodico; consulenza che la lingua tedesca denomina con un termine d’uso comune quale Sprachpflege “cura della lingua”. [ Risposta - File PDF (11.6 KB) ]

Centro internazionale studenti stranieri “Giorgio La Pira”, Firenze: Alcuni insegnanti di quel Centro chiedono un chiarimento sulla formazione di frasi passive coi verbi venire e andare, come negli esempi Vengo chiamato in presidenza e I cibi freschi vanno tenuti in frigorifero. [ Risposta - File PDF (8.8 KB) ]

Il Gruppo letterario Formica Nera chiede se nell’ultimo verso del sonetto Il bove di Giosuè Carducci il divino del pian silenzio verde esista la figura retorica della sinestesia (silenzio verde) oppure, come altri propone, quella dell’ipèrbato (pian ... verde). [ Risposta - File PDF (11.6 KB) ]

Sig. Guido Sàpora, Napoli: Pensa di attribuire alla pròtasi del periodo ipotetico col verbo al congiuntivo trapassato (se avesse potuto) il senso di oggettiva impossibilità di eseguire l’intervento indicato nell’apòdosi (sarebbe intervenuto), dando invece con l’impiego del condizionale (se avrebbe potuto) il senso di una libera scelta del proprio non intervento. Avendo ricevuto obiezioni chiede un parere dell’accademia. [ Risposta - File PDF (8.4 KB) ]



Aprile 2002, n. 24

Sig. Gian Giacomo Cappellaro, Treviso: Il sig. Gian Giacomo Cappellaro, intervenendo sopra un problema già esaminato - l’uso del verbo colorare reggente un complemento retto dalla preposizione in invece di di - osserva che nel verso dantesco che fece l’Arbia colorata in rosso (Inferno, X 86) “l’uso di in è necessitato, al dilà e prima di ogni altra motivazione, da ragioni metriche”, cioè dal fatto che l’uso della preposizione di avrebbe reso il verso ipermetro, superante il numero delle undici sillabe proprio del verso della Divina Commedia. [ Risposta - File PDF (11.3 KB) ]